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APRILE
MAGGIO
2003
Editoriale del
Direttore
Editoriale
Istituto di Scienze Religiose
Dagli Uffici Diocesani
Inserto di Approfondimento:
Il Catecumenato
antico
Parrocchie e movimenti
Pasqua in Diocesi
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Editoriale del Direttore
Iniziazione cristiana
per una corretta prassi pastorale
di don Antonino Dolce
La Pasqua per noi credenti è memoriale della passione, morte e risurrezione del Signore ed ha una forte connotazione battesimale poiché “ per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a Cristo nella morte” e, “come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6, 4).
Per questo motivo, la celebrazione dei sacramenti della iniziazione cristiana trova il suo luogo naturale in seno alla veglia pasquale, culmine del “sacratissimo triduo” e in questa “madre di tutte le veglie” la Chiesa invita i suoi figli a rinnovare le promesse battesimali.
Il “laetissimum spatium” dei cinquanta giorni è il tempo riservato alla catechesi mistagogica perché i neofiti siano guidati alla piena comprensione del mistero.
Proprio nel contesto del clima pasquale si inserisce la riflessione sull’iniziazione cristiana che proponiamo su questo numero di Giorno Otto perché serva come stimolo a rivedere la nostra prassi pastorale operando quelle “decisioni di fondo capaci di qualificare il nostro cammino ecclesiale” (OP n. 44). “Per mezzo dei sacramenti dell’iniziazione cristiana - recita il n. 2 dell’introduzione al Rito del battesimo dei bambini - gli uomini uniti con Cristo nella sua morte, nella sua sepoltura e risurrezione, vengono liberati dal potere delle tenebre, ricevono lo Spirito di adozione a figli e celebrano, con tutto il popolo di Dio, il memoriale della morte e risurrezione del Signore”.
In quasi tutte le antiche religioni troviamo riti di iniziazione, ma l’originalità dell’ iniziazione cristiana consiste nel fatto che essa introduce l’uomo in una comunità di “chiamati” da Dio e inserisce in una storia in cui i protagonisti sono Dio e l’uomo, una storia che comporta non solo la salvezza del singolo, ma anche l’impegno fattivo per l’avvento di “nuovi cieli e terra nuova nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2Pt 3,13).Come nella vita umana c’è una crescita progressiva, alla stessa maniera nell’iniziazione cristiana si ha una crescita le cui tappe sono il battesimo, la cresima e
l’eucaristia.
Nell’età apostolica la celebrazione dell’iniziazione cristiana avveniva in maniera molto semplice. Prima si annunziava la parola che salva, il candidato rispondeva con la professione di fede, quindi c’era l’abluzione. In At 8, 14-17 leggiamo che Pietro e Giovanni si recarono in Samaria e su coloro che erano stati battezzati nel nome di Gesù imposero le mani per il dono dello Spirito Santo. A cominciare dal terzo secolo l’iniziazione cristiana venne strutturata in tre momenti. Prima c’era il tempo del catecumenato, durante il quale, attraverso gli “scrutini” si valutava se il candidato aveva la “capacità di ascolto” della parola di Dio; seguiva il momento del battesimo con la spogliazione, la rinuncia a satana, il bagno e la professione di fede trinitaria dialogata col ministro; infine i riti post-battesimali durante i quali i neofiti si presentavano al vescovo per ricevere la “consignatio” gesto che, “oltre ad essere sempre riservato al Vescovo, era considerato segno di una particolare donazione dello Spirito di Cristo e, quindi, un segno che conferma la salvezza che era già stata donata nel battesimo” (E. Ruffini). Solo dopo la consignatio e l’abbraccio di accoglienza dato dal vescovo, il neofita veniva ammesso alla celebrazione dell’eucaristia.
Col tempo si andò affermando la separazione tra l’abluzione e la consignatio, sia perché non sempre era possibile avere la presenza del vescovo, sia perché l’usanza di conferire il battesimo ai bambini si allargava sempre più. La Chiesa Orientale ha continuato a conferire insieme i tre sacramenti della iniziazione cristiana, anche ai bambini; la Chiesa Latina ha comincia a distanziarli nel tempo. Questa prassi, a poco a poco, contribuì a far perdere di vista l’importanza della confermazione. A questo bisogna pure aggiungere che la riflessione teologica del tempo non riusciva a cogliere in maniera chiara lo specifico del carattere conferito dal sacramento. Si insegnava pertanto la necessità del battesimo per la salvezza, ma non si insisteva abbastanza sull’importanza della confermazione. Battesimo, cresima, prima eucaristia, erano visti come momenti a se stanti, senza alcun legame tra di loro.
Bisogna attendere il Concilio Vaticano
II perché ai tre sacramenti venga restituita la giusta collocazione nell’unica iniziazione che porta “ i fedeli a quella maturità cristiana per cui possano compiere nella Chiesa e nel mondo la missione propria del popolo di Dio” (cfr Introduzione al Rito del battesimo dei bambini n.2). Resta ancora molta strada da compiere. Se da un lato è necessario rivedere la nostra prassi pastorale, dall’altro urge educare i fedeli. Si mette ogni cura nella preparazione e nella celebrazione del battesimo e della prima eucaristia, non altrettanta ne viene messa per il secondo sacramento la cui preparazione spesso si riduce a qualche mese e, talvolta, solo a qualche incontro col parroco. Molti rimandano la cresima ad una età più adulta, taluni per indifferenza, altri perché dicono di non sentirsi ancora pronti a tale passo. Inoltre, la celebrazione del sacramento non viene colta come completamento dell’iniziazione cristiana, ma solo come una tappa d’obbligo per il matrimonio o per svolgere l’ufficio di
padrini.
A quando una vera conversione pastorale di tutti, pastori, catechisti e genitori, perché si possa ridare la giusta collocazione ai tre sacramenti nel cammino di vita cristiana?
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Editoriale
Celebrare e testimoniare da risorti la
Pasqua del Signore
"Se Cristo non é risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede" (1 Cor 15,14).
L'affermazione della Risurrezione di Gesù è nel cuore del Cristianesimo; la fede e la stessa vita della Chiesa hanno, infatti, per fulcro il
Risorto. La Risurrezione, però, in quanto azione divina, sfugge a tutti i confini dell'esperienza sensibile, è mistero al quale solo Dio può educare e nel quale solo Lui può introdurre i suoi figli. Dipende dalla fede; è nella fede che gli apostoli l'hanno accolto e ricevuto e nella fede trovano il loro pieno significato i segni e le tradizioni stesse che ci sono stati consegnati.
E' su questa fede di cui gli apostoli hanno dato testimonianza fino alla morte, senza che niente e nessuno abbia potuto chiudere loro le labbra, che si appoggia la nostra fede e che riposa come "un bimbo svezzato tra le braccia di sua madre" (Sal 131).
Una fede rafforzata dalla storia; gli apostoli, infatti, fissano nella successione storica - "E' risuscitato il terzo giorno" - un avvenimento di cui la fede ha loro rivelato il significato di salvezza per tutta l'umanità.Le verità accolte in un cuore che ha fede diventano luce, rivestono di Cristo, sono la base di ogni esperienza duratura ed autentica di Dio.
L'atto di fede supera ogni locuzione, ogni visione, rende "beati" (Gv 20,29), dona l'infanzia dello
spirito.
Dono, dunque, la fede ma anche risposta dell'uomo a questo dono: "Quando il figlio dell'uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?" (Lc 18,8). La nostra fede tradotta in testimonianza diventa oggi luce, risveglio spirituale per tanti fratelli caduti nel torpore e nell'indifferenza, per tanti cristiani, praticanti esteriori, che non credono più in Cristo risorto e vivo."Andate ed annunciate ai miei fratelli che là mi vedranno" (Mt 28, 1-10). Annunciate ciò di cui avete fatto esperienza: l'avere accolto la salvezza e avere sentito nella propria esistenza i suoi effetti di rinascita. Prima di andare e di testimoniare, occorre celebrare nella propria vita il passaggio di Gesù, la sua vittoria sul male e sulla morte. Il vescovo Melitone di Sardi fa dire al Risorto queste parole: "Venite e ricevete il perdono. Sono io il vostro perdono, io la Pasqua della redenzione, io la vostra luce, io la vostra salvezza, io il vostro re. Io vi porto in alto nei cieli. Io vi risusciterò e vi farò vedere il Padre che è nei cieli. Io vi innalzerò con la mia destra!" (Omelia pasquale).
Dopo avere ricevuto i benefici della redenzione, con Maria, Vergine ricca di fede, donna forte al Calvario, Madre della Speranza, rallegriamoci della vittoria di Dio sul male e sulla morte e portiamo ai cuori intristiti e oppressi l'annuncio di gioia "Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo " (Sal Il 7,24). Il giorno del perdono e della salvezza, il giorno della vita nuova, il giorno della luce che vince le tenebre! Permettiamo a Gesù di attraversarci con la sua vittoria ed entriamo in questo giorno luminoso, che ci fa uscire dall'incredulità, dalla mediocrità, dalla falsità, dall'egoismo... e avremo celebrato e sperimentato la Pasqua del Signore nella nostra vita!
di Anna Canzoneri
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Il
Catecumenato antico
Il Catecumenato antico
La Chiesa che è in Italia, di fronte ad una società secolarizzata e pluralista, si pone forti interrogativi circa la trasmissione e la maturazione della fede degli adulti. Alla luce delle indicazioni del Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti, in questi ultimi anni, ci ha offerto pregevoli indicazioni per la catechesi, dagli “Orientamenti per il catecumenato degli adulti” del 1997, agli “Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni” del 1999 e in questi giorni la Nota “L’Iniziazione cristiana III: Orientamenti per il risveglio della fede e per il completamento dell’iniziazione cristiana degli adulti”.
Una lettura sintetica del catecumenato nei primi secoli della Chiesa può essere utile per entrare nello spirito e nella comprensione di questi recenti documenti che dovranno diventare prassi pastorale delle nostre Chiese.Il IV secolo è l’epoca d’oro della catechesi che aveva come scopo l’educazione degli adulti che, dopo l’annunzio kerigmatico, desideravano prepararsi a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana attraverso un tempo più o meno lungo d’iniziazione detto catecumenato durante il quale i catecumeni erano introdotti nei misteri della fede con l’approfondimento del messaggio biblico.
Il cammino catecumenale si sviluppava in quattro tappe. La prima, di tipo kerigmatico o di prima evangelizzazione, consisteva nel primo annuncio di Cristo per rimuovere tutto ciò che potesse ostacolare la conversione e culminava con l’ingresso nel catecumenato.
La seconda, il catecumenato propriamente detto, consequenziale alla prima, consisteva in un periodo di formazione, che di solito durava tre anni, sotto la guida di qualche cristiano.
La terza, quaresimale, era l’ultima preparazione catechistica, ascetico-penitenziale e liturgica che terminava nella celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione; durava tra le sei settimane in occidente e le otto in oriente. Su questa tappa mi soffermerò particolarmente.
L’ultima tappa, pasquale, era riservata alla catechesi mistagogica.Quali erano i motivi per istituzionalizzare il catecumenato? La situazione che s’era creata in quel periodo, dopo l’editto di Costantino, dove molti desideravano farsi cristiani non per una scelta di fede ma per convenienza e interesse, spinse la chiesa, per evitare questi inconvenienti, a rendere impegnativa la formazione con un periodo d’intensa preparazione dottrinale e ascetica. S. Agostino e S. Ambrogio denunziano esplicitamente il pericolo; a riguardo, ecco cosa dice quest’ultimo: “... Ecco uno che viene nella chiesa perché cerca onori sotto gli imperatori cristiani, finge di domandare il battesimo con rispetto simulato; s’inchina, si prosterna. ma non piega le ginocchia con spirito...e ancora: “... per avere una sposa che genitori cristiani rifiuterebbero, alcuni pagani simulano per qualche tempo di avere la fede, poi dimostrano che quello che hanno confermato esteriormente lo negavano nel loro intimo...”. Certamente non era questo il motivo di fondo del catecumenato, che peraltro esisteva di fatto, anche se non organizzato e strutturato in forma stabile, fin dai tempi apostolici. Origene ci offre il vero motivo per cui la chiesa istituzionalizza il catecumenato: “Voi che desiderate ricevere il santo battesimo e meritare la grazia dello Spirito, dovete prima di tutto essere purificati partendo dalla Legge, dovete prima di tutto sentire la Parola di Dio, sradicare i vostri vizi abituali e raddolcire i vostri barbari costumi, affinché, rivestiti di dolcezza e di umiltà, possiate ricevere la grazia dello Spirito Santo... Tu devi prima di tutto meditare la Legge di Dio, affinché se per caso i tuoi atti sono smoderati e i tuoi costumi sregolati, la Legge di Dio ti purifichi e ti corregga”. Più espliciti nel motivare il significato del catecumenato sono S. Atanasio: “Il Salvatore non ha ordinato solamente di battezzare ma dice in primo luogo: “Ammaestrate” poi: ‘Battezzate’; affinché l’insegnamento nasca dalla fede retta e con la fede siano iniziati mediante il sacramento” e S. Girolamo: “Gli Apostoli ammaestrarono dapprima tutte le nazioni; una volta ammaestrate le purificano con l’acqua. Non è possibile infatti che il corpo riceva il battesimo, se l’anima non ha accolto prima d’ogni cosa la verità della fede”.
Il catecumenato propone in questo periodo una catechesi d’iniziazione cristiana integrale per informare di fede tutta la vita del credente. Esso pertanto è iniziazione al contenuto della fede, alla vita cristiana, alla preghiera e alla vita sacramentale.Circa la struttura del catecumenato del IV secolo, che nelle sue linee essenziali era identica in tutte le chiese sia d’occidente che d’oriente, abbiamo la testimonianza d’Eteria che espone la pratica del catecumenato nella chiesa di Gerusalemme verso la fine del IV secolo: “Chi dà il suo nome, lo dà alla vigilia della Quaresima e il sacerdote annota il nome di tutti: ciò avviene alla vigilia delle otto settimane, nelle quali ho detto che si osserva la Quaresima. Quando il sacerdote ha annotato il nome di tutti, il giorno seguente, il giorno di Quaresima in cui iniziano le otto settimane, si mette per il vescovo un seggio in mezzo alla chiesa maggiore, cioè al Martyrium, ai due lati siedono i sacerdoti su due seggi, e tutti i chierici stanno in piedi. E così si conducono ad uno ad uno i candidati; se sono uomini, vengono con i loro padrini; se sono donne, con le madrine. Allora il vescovo, per ciascuno, interroga i vicini di colui che è entrato, dicendo: Se costui fa una vita onesta, rispetta i genitori, se non è un ubriacone o un bugiardo; e per tutti i vizi che sono di una certa gravità, fa questo interrogatorio. E se è provato che è senza difetti da tutti quelli interrogati alla presenza dei testimoni, ne annota egli stesso il nome. Ma se è accusato di qualche cosa, gli ordina di uscire dicendo: Si emendi, e quando si sarà emendato, allora accederà ai battesimo”. Dopo il rito d’iniziazione dei “competenti” che, come abbiamo detto, consiste nell’annotazione del nome alla vigilia della Quaresima da parte del sacerdote e nell’interrogazione da parte del vescovo, inizia la catechesi biblica. Nella chiesa di Gerusalemme “cominciava dalla Genesi, percorrendo tutte le Scritture, spiegando prima il senso letterale e traendone poi il senso spirituale. Procedendo allo stesso modo anche sulla risurrezione e parallelamente sulla fede, in questo periodo essi ricevono un’istruzione globale, questo è ciò che si chiama catechesi”. S. Ambrogio, a Milano, ogni anno spiegava qualche libro dell’Antico Testamento e S. Agostino, in Africa, metteva in rilievo attraverso i passi più salienti della Scrittura, il mistero salvifico di Dio che si realizza nella storia il cui centro è Gesù Cristo.Alla catechesi biblica, al termine delle cinque settimane d’istruzione, seguiva il rito della Traditio Symboli, cioè la consegna del Simbolo. Il vescovo, spiegava la dottrina, frase per frase, dapprima in senso letterale e poi in senso spirituale, comunicando agli “illuminandi” il tesoro più prezioso della chiesa: “Ora è giunto per noi il tempo e il momento di fare la comunicazione dei Simbolo; questo Simbolo è l’oggetto della meditazione del nostro cuore e salvaguardia sempre presente. E’ veramente il nostro tesoro più intimo.
In alcune chiese si aggiungeva anche una catechesi sul Padre nostro in occasione della Traditio del Padre nostro. Il Simbolo doveva essere imparato a memoria e poi nella solenne liturgia della Redditio, che a Gerusalemme avveniva nella Domenica delle Palme, era professato da parte dei candidati alla presenza della comunità.Il cammino catecumenale non si riduceva solo alla parte catechistica ma era accompagnato da alcuni riti, i sacramentali, in modo particolare gli esorcismi, attraverso i quali Dio comunicava ai candidati la sua forza: “Vi è qui l’usanza, scrive Eteria, che quelli che vogliono accedere al battesimo, durante i quaranta giorni d’astinenza, siano prima d’ogni altra cosa esorcizzati per tempo dal clero”. Sono segni con i quali si manifestava la premura della madre-chiesa nel nutrire i suoi figli. “Tutti i riti sacramentali che sono fatti su di voi dal ministero dei servitori di Dio, gli esorcismi, le orazioni, i salmi, le insufflazioni, il cilicio, gli inchini del capo, le genuflessioni... tutto ciò, ho detto, è il nutrimento con cui vostra madre vi alimenta nel suo seno, affinché possa farvi rinascere dall’acqua del battesimo e presentarvi a Cristo esultanti di gioia”. Questi riti erano detti Scrutini perché con essi Dio scrutava le profondità del cuore dei candidati per espellervi finanche l’ultima impurità.L’iniziazione aveva il suo culmine nella celebrazione del battesimo, della confermazione e dell’eucaristia durante la Veglia Pasquale. “Appena i battezzati escono dalle sacre piscine, tutti i presenti li abbracciano, li salutano, li baciano, si congratulano e condividono la loro contentezza: essi che prima erano servi e schiavi, ecco che sono diventati uomini liberi e figli, invitati alla mensa sublime. Infatti, subito dopo essere risaliti dalle piscine, sono condotti alla mensa tremenda, fonte d’innumerevoli benefici, mangiano il corpo e bevono il sangue del Signore e diventano dimora dello Spirito; essi procedono come coloro che si sono rivestiti di Cristo: dappertutto appaiono come angeli della terra e brillano come raggi del sole”. Per la luce di Cristo che li aveva rivestiti con i suoi sacramenti, erano chiamati illuminati o neofiti.L’itinerario continuava nella settimana dopo Pasqua con la catechesi mistagogica attraverso la quale ai neofiti erano spiegati i misteri sacramentali per aiutarli a prendere coscienza della realtà che avevano sperimentato nei sacramenti e quindi introducendoli alla comprensione dei segni:“Quando vengono i giorni della Pasqua, durante questi otto giorni, cioè da Pasqua fino all’Ottava.., il vescovo spiega tutto quel che sì fa nel battesimo. Solo i neofiti ed i fedeli che vogliono sentir parlare dei misteri vi entrano. Si chiudono le porte affinché nessun catecumeno si avvicini. Mentre il vescovo affronta tutti questi problemi e li spiega, si lanciano delle grida d’approvazione tali che perfino all’ingresso della chiesa si sente la gente gridare”. Il cammino terminava con la liturgia della domenica in albis
deponendis.
di Mons. Ermenegildo Albanese
Vic. Gen. Diocesi di Palmi e Oppido Mamertino
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