L'eredità
di Giovanni Paolo II
di S.E. MONS. CATALDO NARO
Credere, sperare, amare
di don Massimo Naro
Nel decennale dell' EVANGELUM VITAE
di don Antonio Licciardi
Intervento del direttore dell’UCD
don Pasquale La Milia al Consiglio Presbiterale del 12 maggio 2005
-Problemi e vie della trasmissione della fede nelle comunità della
diocesi
Si, gratuitamente. La missione dell'A.C. in parrocchia e oltre.
di Ina Aiello
L’ AGESCI - zona Monreale - in festa celebrando San Giorgio, patrono
degli Scout
di Daniela Aiello
Movimento
carismatico di Assisi a convegno
di Benedetta Mascellino
….e ci siamo anche
noi!
Per la Com. Miss. Porta Aperta, Sr. M. Grazia Pellitteri
19 maggio: prima
celebrazione della festa liturgica della beata Pina Suriano
di don Antonino Dolce
San Bernardo da Corleone
di Giovanni Spagnolo
Medaglione
Sacerdotale:Mons. Baldassare Calisti ( 1912 – 1986 )
di mons. Saverio Ferina
Uno di noi .Ricordo della visita pastorale nel vicariato di Bisacquino
di P. Giammancheri
Ci ha dato gioia, ci ha allargato il cuore
di F.Perrone
S. Carlo. una comunità di 120 persone
di don I. Pizzitola
Giuliana: sono stati giorni di grazia
di V. Campo
La piccola comunità di Ficuzza
di don Nicolosi
Il Vicariato di San Giuseppe Jato si prepara alla visita pastorale
Dalle parrocchie
La Beata Pina Suriano accolta nella parrocchia di San Giuseppe in
Malpasso
di Rosetta Vaglica
La Madonna pellegrina di Fatima è venuta a Piano Maglio a visitare i
suoi figli
di don Nino Licciardi
Parrocchia del SS. Rosario:umili e gioiose esperienze parrocchiali
di don Arcuri
Parrocchia Maria SS. delle Grazie in Corleone:Una comunità parrocchiale
vive il cammino della Quaresima
di Maria Lo Piccolo e Fra Nelson Javier
Santa Maria d’Altofonte:esperienze di iniziazione dei fanciulli alla
prima confessione e alla messa di prima comunione
di don Quaglino
Una nuova Fraternità agostiniana secolare a Palermo-Rocca
di Biagio Badagliacca
Vicariato di Partinico: giornate eucaristiche “Rimani con noi Signore”
di A. Chimenti
CREDERE, SPERARE E AMARE: LA VIA PETRINA DELLA
CHIESA
di don Massimo Naro
C’è chi reputa di avere ascoltato nell’omelia pronunciata dall’ancora
cardinal Ratzinger nella messa "pro eligendo pontifice" il programma del
nuovo papa. C’è chi pensa che il nuovo pontefice abbia dichiarato il suo
programma nel discorso pronunciato dentro la Cappella Sistina davanti ai
cardinali reduci dal conclave. C’è chi ha aspettato di sentire il
programma di Benedetto XVI nell’omelia della solenne eucarestia che
nella Basilica di San Pietro ha dato inizio ufficiale al suo
pontificato. In realtà il programma del settantottenne papa Ratzinger si
annuncia - con buona pace di chi ne paventa o spera la brevità temporale
- lungo e articolato, a tal punto da non poter esser sintetizzato
interamente in un solo intervento. Ciò che un osservatore può dire
dunque riguardo a quanto di ‘programmatico’ ha dichiarato sino ad ora il
nuovo pontefice – parlando ancora in tante altre occasioni, per esempio
ai preti della diocesi di Roma riuniti per accoglierlo come loro vescovo
a San Giovanni in Laterano come pure ai pellegrini durante le udienze
del mercoledì nell’Aula Nervi e nella recita dell’Angelus ogni domenica
in Piazza San Pietro – risulta inevitabilmente parziale e provvisorio.
Il papa parlerà ancora, e di nuovo puntualizzerà la presentazione alla
Chiesa del suo programma pastorale. Per ora si deve registrare con
certezza solo il compito che papa Ratzinger «si assume come impegno
primario»: la fatica di lavorare per l’ecumenismo tra le diverse
confessioni cristiane, al fine di riportare tutti i discepoli dell’unico
Cristo ad una visibile unità, coerente con quella trinitaria da cui la
Chiesa deriva. Il papa, secondo Benedetto XVI, non può non essere il
primo di coloro che vogliono finalmente dare consistenza storica alla
teoria ecumenica.Insieme alla centralità della fatica (non solo della
questione) ecumenica si possono però cogliere nei discorsi del papa
alcuni altri tratti importanti che caratterizzeranno il suo magistero:
la capacità di pensare, studiare, analizzare. Lo ha dimostrato parlando,
prima che il conclave serrasse le porte, della situazione culturale
odierna, anatomizzandola per evidenziarne con intellettuale ma salutare
severità quelli che egli reputa i malanni dell’uomo contemporaneo, al
fine di evitarne l’incancrenimento. E lo ha dimostrato pure nei
successivi suoi interventi.Dalle sue parole emerge che c’è una via
petrina del cristianesimo. Papa Ratzinger vuole percorrerla. Emerge che
c’è un volto petrino della Chiesa. Benedetto XVI intende impersonarlo.
Ricorre infatti, soprattutto nel discorso pronunciato subito dopo la sua
elezione nella Cappella Sistina, con regolare insistenza il nome del
Pescatore di cui il papa è il successore. La «fedeltà» a Cristo è ciò
che di petrino papa Ratzinger promette di riprodurre nell’esercizio del
suo ministero. La fede - la sua comprensione, la sua testimonianza, la
sua pratica - rimane in cima alle preoccupazioni del papa, che non a
caso ha rievocato con forza la professione di Pietro a Cesarea.Ma
appartengono al volto petrino della Chiesa anche la speranza e l’amore.
È evocato infatti, nei primi discorsi di Benedetto XVI, il desiderio di
futuro, che già il papa polacco - ricordato da Ratzinger con la
devozione che si deve ad un santo - aveva infuso alla Chiesa che si
affaccia sul terzo millennio cristiano: non è poco parlare di una Chiesa
«più coraggiosa» e «più giovane», che «non ha paura del futuro», per un
papa che ad alcuni può sembrare scontato e povero di novità, per la sua
età e per il fatto che è stato facilmente pronosticato. Ricordando di
essere la «pietra» su cui è Cristo che edifica, egli ribadisce la sua
speranza per una barca da cui si possono ancora ‘gettare le reti’.L’amore,
infine, considerato come il tratto specifico di chi è chiamato non solo
a servire la verità ma anche a verificarsi di fronte al Cristo
interrogante: ‘Mi ami tu?’. Dalla risposta a tale domanda dipende la
capacità di «far risplendere la luce, non la propria ma quella di
Cristo».
A chi osserva i primi passi del nuovo papa per capire verso dove deve
seguirlo, è di conforto questo smarcarsi dall’autoreferenzialità, che
Benedetto XVI dimostra facendo continuamente riferimento a Cristo, sino
a parlare di sé, a tratti, in terza persona.
di don Massimo Naro
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Nel decennale dell'Evangelum
Vitae
di don Antonino Licciardi
Non volendo far passare sotto silenzio
il decennale dell’Enciclica Evangelium Vitae, di Giovanni Paolo II,
l’Istituto di Scienze Religiose di Monreale, in collaborazione col
Movimento per la Vita di Monreale e con l’Ufficio di Pastorale
familiare, ha pensato di commemorarlo con un pomeriggio di studio, che
si è tenuto mercoledì 13 aprile, dalle ore 16.00 alle ore 19.00, alla
presenza di S. E. l’Arcivescovo Mons. Cataldo Naro, nella grandiosa aula
della chiesa di San Gaetano, collegata all’Istituto, che così (ed anche
questo è un bel traguardo!), dopo decenni di inutilizzo, ha ripreso la
sua funzionalità, seppure sotto un profilo di carattere prettamente
culturale.
Ha dato inizio ai lavori il Direttore dell’ISR, il quale, dopo il saluto
ai partecipanti, ha notato che la dolorosa e gloriosa dipartita del
compianto Sommo Pontefice, del cui Magistero il Convegno celebrava uno
dei documenti più significativi, rendeva ancora più preziosa la
Commemorazione, creando una comunione ideale con lui e rendendo
fortemente percepibile la presenza dell’amato Padre comune dei fedeli
cattolici e guida luminosa anche per i non cattolici.
Ha quindi sottolineato che l’enciclica Evangelium vitae, pubblicata
nell’anno 1995, porta la data del 25 marzo, solennità dell’Annunciazione
del Signore, memoriale dell’evento che portò il Verbo della vita ad
assumere la nostra natura umana, proclamando con i fatti il Vangelo
della Vita, l’annuncio che Egli è il Dio amante della nostra vita tanto
da renderla partecipe della sua stessa vita.Procedendo nella
presentazione, ha detto che la riflessione che ci si apprestava a fare
sulla Evangelium vitae, dichiarata dallo stesso Pontefice “documento
centrale nell’insieme del Magistero del suo Pontificato”, puntualizzava
solo due temi, tra i tanti che propone l’enciclica, tenendo conto dei
numerosi agganci etici, sociali, culturali, antropologici, biblici, di
pastorale familiare ecc..., facilmente riconoscibili. Ha quindi dato la
parola a Don Giovanni Russo, prete salesiano dal 1990, professore
ordinario di Bioetica alla Pontificia Università Salesiana, Direttore
della Scuola Superiore di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia
dell’Istituto Teologico “San Tommaso” e Presidente della Società
Italiana di Bioetica e Sessuologia, con numerose pubblicazioni al suo
attivo.Sviluppando il primo tema su «Procreazione medicalmente assistita
e legge morale», anche con l’ausilio di diapositive, ha inteso
evidenziare che una pianificazione delle nascite non può prescindere da
un confronto con la legge morale e non può, di conseguenza, essere
portata avanti con metodi contrari alla vita e alla dignità del
matrimonio. Da questo punto di vista, ha mostrato come il tema si ponga
in ideale continuità con l’Enciclica Humanae vitae del Papa Paolo VI e
intersechi problematiche dell’Enciclica Veritatis splendor, che richiama
il fondamento del giudizio morale.Il secondo tema «Lineamenti di
spiritualità coniugale e familiare dell’Evangelium vitae» è stato
trattato Don Mario Cascone, sacerdote della Diocesi di Ragusa, già
animatore spirituale nazionale ed europeo del movimento “Cursillos di
cristianità”, docente di Teologia morale e Bioetica presso l’ISSR
all’Apollinare di Roma, autore di diverse opere, tra cui Famiglia, credi
in ciò che sei! Elementi di morale familiare, Ed. RnS, Roma 2003.
L’oratore ha presentato l’Evangelium vitae quasi come un completamento
ideale (Cf. EV 6) della Lettera Gratissimum sane, indirizzata da
Giovanni Paolo II alle famiglie, ed ha mostrato una comunanza di spunti
con l’esortazione apostolica Familiaris consortio. Con accattivante
oratoria e profondità di pensiero ed ha offerto alle famiglie cristiane
concrete ed entusiasmanti indicazioni, perché si conservino sempre,
«secondo il disegno di Dio, come santuario della vita … operando per
l’edificazione di un’autentica civiltà della verità e dell’amore» (EV 6).Ha
concluso il convegno S.E. Mons. Cataldo Naro, esprimendo il suo vivo
apprezzamento ai relatori, il suo ringraziamento al Corpo Docente per la
generosa collaborazione con cui si dedica all’insegnamento nel nostro
Istituto di Scienze Religiose e incoraggiando il Direttore a programmare
iniziative similari, che rispondono agli obiettivi che il “Progetto
culturale orientato in senso cristiano” affida alle realtà locali.
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