Archivio

APRILE- SETTEMBRE 2005

 L'eredità di Giovanni Paolo II
di S.E. MONS. CATALDO NARO

Credere, sperare, amare
di don Massimo Naro

Nel decennale dell' EVANGELUM VITAE
di don Antonio Licciardi


I
ntervento del direttore dell’UCD don Pasquale La Milia al Consiglio Presbiterale del 12 maggio 2005 -Problemi e vie della trasmissione della fede nelle comunità della diocesi
Si, gratuitamente. La missione dell'A.C. in parrocchia e oltre.

di Ina Aiello

L’ AGESCI - zona Monreale - in festa celebrando San Giorgio, patrono degli Scout
di Daniela Aiello

Movimento carismatico di Assisi a convegno
di Benedetta Mascellino

 ….e ci siamo anche noi!
Per la Com. Miss. Porta Aperta, Sr. M. Grazia Pellitteri

19 maggio: prima celebrazione della festa liturgica della beata Pina Suriano
di don Antonino Dolce

 San Bernardo da Corleone
di Giovanni Spagnolo

Medaglione Sacerdotale:Mons. Baldassare Calisti ( 1912 – 1986 )
di mons. Saverio Ferina

Uno di noi .Ricordo della visita pastorale nel vicariato di Bisacquino

di P. Giammancheri

Ci ha dato gioia, ci ha allargato il cuore

di F.Perrone

S. Carlo. una comunità di 120 persone

di don I. Pizzitola

Giuliana: sono stati giorni di grazia

di V. Campo

La piccola comunità di Ficuzza

di don Nicolosi

Il Vicariato di San Giuseppe Jato si prepara alla visita pastorale

Dalle parrocchie

La Beata Pina Suriano accolta nella parrocchia di San Giuseppe in Malpasso

di Rosetta Vaglica

La Madonna pellegrina di Fatima è venuta a Piano Maglio a visitare i suoi figli

di don Nino Licciardi

Parrocchia del SS. Rosario:umili e gioiose esperienze parrocchiali

di don Arcuri

Parrocchia Maria SS. delle Grazie in Corleone:Una comunità parrocchiale vive il cammino della Quaresima

di Maria Lo Piccolo e Fra Nelson Javier

Santa Maria d’Altofonte:esperienze di iniziazione dei fanciulli alla prima confessione e alla messa di prima comunione

di don Quaglino

Una nuova Fraternità agostiniana secolare a Palermo-Rocca

di Biagio Badagliacca

Vicariato di Partinico: giornate eucaristiche “Rimani con noi Signore”

di A. Chimenti



CREDERE, SPERARE E AMARE: LA VIA PETRINA DELLA CHIESA
di don Massimo Naro

C’è chi reputa di avere ascoltato nell’omelia pronunciata dall’ancora cardinal Ratzinger nella messa "pro eligendo pontifice" il programma del nuovo papa. C’è chi pensa che il nuovo pontefice abbia dichiarato il suo programma nel discorso pronunciato dentro la Cappella Sistina davanti ai cardinali reduci dal conclave. C’è chi ha aspettato di sentire il programma di Benedetto XVI nell’omelia della solenne eucarestia che nella Basilica di San Pietro ha dato inizio ufficiale al suo pontificato. In realtà il programma del settantottenne papa Ratzinger si annuncia - con buona pace di chi ne paventa o spera la brevità temporale - lungo e articolato, a tal punto da non poter esser sintetizzato interamente in un solo intervento. Ciò che un osservatore può dire dunque riguardo a quanto di ‘programmatico’ ha dichiarato sino ad ora il nuovo pontefice – parlando ancora in tante altre occasioni, per esempio ai preti della diocesi di Roma riuniti per accoglierlo come loro vescovo a San Giovanni in Laterano come pure ai pellegrini durante le udienze del mercoledì nell’Aula Nervi e nella recita dell’Angelus ogni domenica in Piazza San Pietro – risulta inevitabilmente parziale e provvisorio. Il papa parlerà ancora, e di nuovo puntualizzerà la presentazione alla Chiesa del suo programma pastorale. Per ora si deve registrare con certezza solo il compito che papa Ratzinger «si assume come impegno primario»: la fatica di lavorare per l’ecumenismo tra le diverse confessioni cristiane, al fine di riportare tutti i discepoli dell’unico Cristo ad una visibile unità, coerente con quella trinitaria da cui la Chiesa deriva. Il papa, secondo Benedetto XVI, non può non essere il primo di coloro che vogliono finalmente dare consistenza storica alla teoria ecumenica.Insieme alla centralità della fatica (non solo della questione) ecumenica si possono però cogliere nei discorsi del papa alcuni altri tratti importanti che caratterizzeranno il suo magistero: la capacità di pensare, studiare, analizzare. Lo ha dimostrato parlando, prima che il conclave serrasse le porte, della situazione culturale odierna, anatomizzandola per evidenziarne con intellettuale ma salutare severità quelli che egli reputa i malanni dell’uomo contemporaneo, al fine di evitarne l’incancrenimento. E lo ha dimostrato pure nei successivi suoi interventi.Dalle sue parole emerge che c’è una via petrina del cristianesimo. Papa Ratzinger vuole percorrerla. Emerge che c’è un volto petrino della Chiesa. Benedetto XVI intende impersonarlo. Ricorre infatti, soprattutto nel discorso pronunciato subito dopo la sua elezione nella Cappella Sistina, con regolare insistenza il nome del Pescatore di cui il papa è il successore. La «fedeltà» a Cristo è ciò che di petrino papa Ratzinger promette di riprodurre nell’esercizio del suo ministero. La fede - la sua comprensione, la sua testimonianza, la sua pratica - rimane in cima alle preoccupazioni del papa, che non a caso ha rievocato con forza la professione di Pietro a Cesarea.Ma appartengono al volto petrino della Chiesa anche la speranza e l’amore. È evocato infatti, nei primi discorsi di Benedetto XVI, il desiderio di futuro, che già il papa polacco - ricordato da Ratzinger con la devozione che si deve ad un santo - aveva infuso alla Chiesa che si affaccia sul terzo millennio cristiano: non è poco parlare di una Chiesa «più coraggiosa» e «più giovane», che «non ha paura del futuro», per un papa che ad alcuni può sembrare scontato e povero di novità, per la sua età e per il fatto che è stato facilmente pronosticato. Ricordando di essere la «pietra» su cui è Cristo che edifica, egli ribadisce la sua speranza per una barca da cui si possono ancora ‘gettare le reti’.L’amore, infine, considerato come il tratto specifico di chi è chiamato non solo a servire la verità ma anche a verificarsi di fronte al Cristo interrogante: ‘Mi ami tu?’. Dalla risposta a tale domanda dipende la capacità di «far risplendere la luce, non la propria ma quella di Cristo».
A chi osserva i primi passi del nuovo papa per capire verso dove deve seguirlo, è di conforto questo smarcarsi dall’autoreferenzialità, che Benedetto XVI dimostra facendo continuamente riferimento a Cristo, sino a parlare di sé, a tratti, in terza persona.

di don Massimo Naro

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Nel decennale dell'Evangelum Vitae
di don Antonino Licciardi

Non volendo far passare sotto silenzio il decennale dell’Enciclica Evangelium Vitae, di Giovanni Paolo II, l’Istituto di Scienze Religiose di Monreale, in collaborazione col Movimento per la Vita di Monreale e con l’Ufficio di Pastorale familiare, ha pensato di commemorarlo con un pomeriggio di studio, che si è tenuto mercoledì 13 aprile, dalle ore 16.00 alle ore 19.00, alla presenza di S. E. l’Arcivescovo Mons. Cataldo Naro, nella grandiosa aula della chiesa di San Gaetano, collegata all’Istituto, che così (ed anche questo è un bel traguardo!), dopo decenni di inutilizzo, ha ripreso la sua funzionalità, seppure sotto un profilo di carattere prettamente culturale.
Ha dato inizio ai lavori il Direttore dell’ISR, il quale, dopo il saluto ai partecipanti, ha notato che la dolorosa e gloriosa dipartita del compianto Sommo Pontefice, del cui Magistero il Convegno celebrava uno dei documenti più significativi, rendeva ancora più preziosa la Commemorazione, creando una comunione ideale con lui e rendendo fortemente percepibile la presenza dell’amato Padre comune dei fedeli cattolici e guida luminosa anche per i non cattolici.
Ha quindi sottolineato che l’enciclica Evangelium vitae, pubblicata nell’anno 1995, porta la data del 25 marzo, solennità dell’Annunciazione del Signore, memoriale dell’evento che portò il Verbo della vita ad assumere la nostra natura umana, proclamando con i fatti il Vangelo della Vita, l’annuncio che Egli è il Dio amante della nostra vita tanto da renderla partecipe della sua stessa vita.Procedendo nella presentazione, ha detto che la riflessione che ci si apprestava a fare sulla Evangelium vitae, dichiarata dallo stesso Pontefice “documento centrale nell’insieme del Magistero del suo Pontificato”, puntualizzava solo due temi, tra i tanti che propone l’enciclica, tenendo conto dei numerosi agganci etici, sociali, culturali, antropologici, biblici, di pastorale familiare ecc..., facilmente riconoscibili. Ha quindi dato la parola a Don Giovanni Russo, prete salesiano dal 1990, professore ordinario di Bioetica alla Pontificia Università Salesiana, Direttore della Scuola Superiore di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia dell’Istituto Teologico “San Tommaso” e Presidente della Società Italiana di Bioetica e Sessuologia, con numerose pubblicazioni al suo attivo.Sviluppando il primo tema su «Procreazione medicalmente assistita e legge morale», anche con l’ausilio di diapositive, ha inteso evidenziare che una pianificazione delle nascite non può prescindere da un confronto con la legge morale e non può, di conseguenza, essere portata avanti con metodi contrari alla vita e alla dignità del matrimonio. Da questo punto di vista, ha mostrato come il tema si ponga in ideale continuità con l’Enciclica Humanae vitae del Papa Paolo VI e intersechi problematiche dell’Enciclica Veritatis splendor, che richiama il fondamento del giudizio morale.Il secondo tema «Lineamenti di spiritualità coniugale e familiare dell’Evangelium vitae» è stato trattato Don Mario Cascone, sacerdote della Diocesi di Ragusa, già animatore spirituale nazionale ed europeo del movimento “Cursillos di cristianità”, docente di Teologia morale e Bioetica presso l’ISSR all’Apollinare di Roma, autore di diverse opere, tra cui Famiglia, credi in ciò che sei! Elementi di morale familiare, Ed. RnS, Roma 2003. L’oratore ha presentato l’Evangelium vitae quasi come un completamento ideale (Cf. EV 6) della Lettera Gratissimum sane, indirizzata da Giovanni Paolo II alle famiglie, ed ha mostrato una comunanza di spunti con l’esortazione apostolica Familiaris consortio. Con accattivante oratoria e profondità di pensiero ed ha offerto alle famiglie cristiane concrete ed entusiasmanti indicazioni, perché si conservino sempre, «secondo il disegno di Dio, come santuario della vita … operando per l’edificazione di un’autentica civiltà della verità e dell’amore» (EV 6).Ha concluso il convegno S.E. Mons. Cataldo Naro, esprimendo il suo vivo apprezzamento ai relatori, il suo ringraziamento al Corpo Docente per la generosa collaborazione con cui si dedica all’insegnamento nel nostro Istituto di Scienze Religiose e incoraggiando il Direttore a programmare iniziative similari, che rispondono agli obiettivi che il “Progetto culturale orientato in senso cristiano” affida alle realtà locali.


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