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Momento di grazia per la nostra Chiesa diocesana?
Dopo una preparazione che ormai dura da parecchio tempo, la Chiesa
italiana nell’ottobre prossimo, a Verona, celebra il 4° Convegno delle
Chiese il cui tema è: Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo.
La comunità ecclesiale del nostro Paese non è nuova a questa esperienza.
Roma (1976), Loreto (1985), Palermo (1995) sono tappe diverse di un
con-venire che è diventato ormai stile “per un esame di coscienza corale
e comunitario su come essere chiesa e su come testimoniare il Vangelo in
questo momento storico”(Paola Bignardi).Come più volte ha osservato il
card. Ruini, i mutamenti del mondo di oggi sono inarrestabili, ma ciò
non significa che non si possano orientare. D’altra parte, il Progetto
culturale che la Chiesa italiana da diversi anni sta portando avanti è
proprio “un processo teso a far emergere il contenuto culturale
dell’evangelizzazione, anche quale apporto qualificato dei cattolici
alla vita del Paese”(CEI, Proget-to culturale orientato in senso
cristiano,n.2). Il titolo del convegno riassume tre temi fondamentali:la
testimonianza, il Risorto,la speranza.
La testimonianza, mira a far “vedere” il Risorto e a suscitare negli
altri il desiderio di farsi suoi discepoli. E’ in Gesù Risorto che gli
uomini di oggi possono trovare “la novità” capace di ap-pagare le attese
più profonde del loro cuore. Il suo vangelo è il Vangelo della speranza.
E proprio nella speranza “si incontrano il Risorto e gli uomini, la sua
vita e il loro desiderio”. (CEI,Testimoni di Gesù Risorto, speranza del
mondo, n.1).
Mio intento non è approfondire il senso di questo evento o di capire le
ragioni del tema scel-to, ma semplicemente quello di leggere sullo
sfondo delle tematiche del convegno alcuni punti dell’ultima lettera
pastorale “Amiamo la nostra Chiesa”, con la quale il nostro Arcivescovo
porge a tutti “un invito cordiale ad amare la nostra Chiesa diocesana”,
ad alimentare “il desiderio di appar-tenerle in maniera sempre più vera”
e a “contribuire alla sua costruzione in maniera sempre più gioiosa e
convinta”(C.NARO, Amiamo la nostra Chiesa,p.10). Tra i motivi che il
Pastore della comunità monrealese indica per cui la nostra Chiesa merita
di essere amata, ne voglio mettere in evidenza due:
- “La presenza salvatrice del Signore Risorto”.
E’ attorno a Cristo Risorto che la comunità diventa Chiesa-comunione,
cioè comunità co-struita sull’amore. Espressione di amore alla Chiesa
diocesana è porre segni di unità. L’unità, però, è frutto dello Spirito.
Pertanto, “quel che ci si richiede è semplicemente di non opporre
resistenza all’azione dello Spirito in noi e nelle nostre comunità e,
quindi, di assecondare fedelmente la sua opera di pace e di concordia”.
(Ib,p.49) Dinanzi alla frammentazione in cui si vive in tanti paesi
del-la nostra arcidiocesi e alla persistenza di “risentimenti e
animosità” l’amore a questa Chiesa esige la “capacità di perdono e di
superamento di ogni risentimento per guardare con speranza al futuro che
il Signore prepara per noi ed accogliere con animo libero i compiti che
Egli ci affida”. (Ib,p.53)
- La presenza di tante figure di santità.
Lungo il corso dei secoli l’opera della Grazia ha suscitato nel nostro
popolo uomini e donne che hanno raggiunto la “misura alta” della vita
cristiana. Essi “durante la loro vita terrena hanno amato la nostra
Chiesa locale e per essa hanno lavorato e sofferto” (Ib, p.26).
Lasciarsi contagiare dal loro amore alla Chiesa, porterà non solo ad
“imitarle nel loro servizio ecclesiale e generoso ed anche
intelligentemente intraprendente, ma gradualmente finiremo per vivere
anche il loro stesso sentimento di appartenenza alla Chiesa sino ad
identificarci in essa”(Ib, p.27), a farcene carico sentendola
interamente nostra, e vivendo la solidarietà con tutti i suoi membri.
Tutto ciò potrà av-venire solo se viviamo la nostra unione con Gesù
Risorto e partecipiamo alla sua vita divina. Dall’amore alla Chiesa
scaturisce il servizio alla Chiesa. E si “può lavorare nella vigna del
Signore secondo una molteplicità di modi: primariamente la preghiera
ogni giorno; e poi l’esercizio del proprio lavoro ordinario, il fedele
compimento del proprio dovere, l’esperienza della propria sofferenza
fisica o morale; ed, anche, in risposta ad una chiamata che ci viene dal
Signore, il servi-zio alla nostra parrocchia o in alcuni particolari
compiti ecclesiali o, pure, in iniziative culturali o sociali o
assistenziali o di qualunque tipo e, più in generale, l’impegno per una
società più giusta. In unione al Signore tutto diventa lavoro per Lui,
collaborazione alla sua missione di salvezza”(Ib, p.35). Non significa
questo essere testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo ? Per la
nostra Chiesa locale il convegno di Verona potrebbe essere l’occasione
per un salto di qualità. Sapremo viverlo questo evento come un momento
particolare di Grazia ?
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