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Tocca a me ora, amatissimi presbiteri e diaconi, religiose e
religiosi, sorelle e fratelli carissimi dell’Arcidiocesi di Monreale,
fare posto quanto più largo possibile a tutti voi nel mio cuore di
pastore al servizio vostro”
(dall’omelia del 23.12.2006)
Sorelle e fratelli carissimi della venerata Arcidiocesi di Monreale,
come già sapete, il Santo Padre Benedetto XVI, ad appena due mesi dalla
dipartita del compianto e indimenticabile Mons. Cataldo Naro, ha voluto
farmi l’onore di nominarmi Arcivescovo di Monreale.Avere potuto servire
questa Chiesa per sessantun giorni da Amministratore Apostolico era già
stato per me un privilegio e motivo di profonda riconoscenza al Signore.
Ma ora succedere all’Arcivescovo Cataldo Naro quale cinquantasettesimo
Arcivescovo di Monreale è qualcosa che mi colma di stupore e timore,
essendo io ben consapevole sia dell’altezza del ministero che mi viene
affidato sia dei miei limiti personali. Avverto infatti il peso
singolarmente straordinario della responsabilità che, come Vescovo, mi
deriva non solo dal lascito di spiritualità e cultura che il mio
immediato venerato predecessore ha affidato all’Arcidiocesi di Monreale,
ma anche dalle attese di questa stessa Arcidiocesi, che il suo nobile
passato di fede e di santità e le tante variegate espressioni del suo
presente attaccamento a Dio e alla Chiesa rendono più che legittime.
Sono inoltre, consapevole delle non poche e non lievi difficoltà nelle
quali questa Comunità ecclesiale si dibatte: sia di quelle che essa
ovviamente condivide con tutte le altre Chiese del nostro tempo, sia
anche, seppure in misura iniziale, di quelle che le sono più proprie. Mi
riferisco alle problematiche che più specificamente attengono al suo
territorio ma anche a talune vicende della sua storia più o meno recente.E
tuttavia i due mesi abbondanti della mia presenza pastorale
nell’Arcidiocesi mi hanno già offerto molte importanti occasioni di
sperimentare sulla mia persona e sul mio umile operato i segni di una
benevolenza di Dio che mi conforta e incoraggia. Sebbene mi sia riuscito
di visitare fisicamente soltanto poche parrocchie, del che fortemente mi
rammarico, ho avuto comunque la felice opportunità di conoscere tanti
volti e di stringere tante mani: da quelle venerande dei carissimi
confratelli nel sacerdozio, dei diaconi e dei religiosi e religiose a
quelle non meno rispettabili degli anziani, dei fratelli e sorelle del
nostro laicato impegnato nella corresponsabilità del servizio, come
anche le mani degli operai delle fabbriche che ho avuto l’occasione di
visitare, delle donne e degli uomini delle Istituzioni locali o di
quelli impegnati nel mondo della cultura e della formazione, senza dire
dei tanti giovani, ragazzi e fanciulli incontrati. Ho gioito di poter
incrociare il mio sguardo con quello luminoso di speranza dei nostri
seminaristi, di osservare con grata ammirazione tante giovani coppie di
sposi, con i loro bambini spesso portati in braccio. Soprattutto grande
motivo di speranza è stato per me aver potuto leggere nella stragrande
maggioranza del Clero e dei Laici pastoralmente impegnati di questa
Arcidiocesi i segnali evidenti di una voglia cordiale e santamente
motivata di dare nuovo impulso alla loro abituale collaborazione alla
missione della Chiesa.
Tutto questo ha fortemente contribuito a che io mi fidassi ancora una
volta di Dio nostro Padre: a che mi affidassi fiduciosamente alle mani e
al cuore di Cristo Buon Pastore per dispormi ad assumere serenamente la
guida pastorale dell’Arcidiocesi di Monreale, con la sola ferma
intenzione di mettermi in coerente e sapiente continuità con quanto lo
Spirito del Signore ha già operato in essa mediante i suoi servi
migliori.Con questi sentimenti tutti saluto con gratitudine, stima e
affetto, invocando, per l’intercessione della Madonna del Popolo, di San
Castrense e di tutti i nostri Santi, la benedizione della santa Trinità
su tutti Voi e sulla mia persona.
+Salvatore Di Cristina Arcivescovo di Monreale
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