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Febbraio - marzo  2007

Tocca a me ora, amatissimi presbiteri e diaconi, religiose e religiosi, sorelle e fratelli carissimi dell’Arcidiocesi di Monreale, fare posto quanto più largo possibile a tutti voi nel mio cuore di pastore al servizio vostro”
(dall’omelia del 23.12.2006)



Sorelle e fratelli carissimi della venerata Arcidiocesi di Monreale,
come già sapete, il Santo Padre Benedetto XVI, ad appena due mesi dalla dipartita del compianto e indimenticabile Mons. Cataldo Naro, ha voluto farmi l’onore di nominarmi Arcivescovo di Monreale.Avere potuto servire questa Chiesa per sessantun giorni da Amministratore Apostolico era già stato per me un privilegio e motivo di profonda riconoscenza al Signore. Ma ora succedere all’Arcivescovo Cataldo Naro quale cinquantasettesimo Arcivescovo di Monreale è qualcosa che mi colma di stupore e timore, essendo io ben consapevole sia dell’altezza del ministero che mi viene affidato sia dei miei limiti personali. Avverto infatti il peso singolarmente straordinario della responsabilità che, come Vescovo, mi deriva non solo dal lascito di spiritualità e cultura che il mio immediato venerato predecessore ha affidato all’Arcidiocesi di Monreale, ma anche dalle attese di questa stessa Arcidiocesi, che il suo nobile passato di fede e di santità e le tante variegate espressioni del suo presente attaccamento a Dio e alla Chiesa rendono più che legittime. Sono inoltre, consapevole delle non poche e non lievi difficoltà nelle quali questa Comunità ecclesiale si dibatte: sia di quelle che essa ovviamente condivide con tutte le altre Chiese del nostro tempo, sia anche, seppure in misura iniziale, di quelle che le sono più proprie. Mi riferisco alle problematiche che più specificamente attengono al suo territorio ma anche a talune vicende della sua storia più o meno recente.E tuttavia i due mesi abbondanti della mia presenza pastorale nell’Arcidiocesi mi hanno già offerto molte importanti occasioni di sperimentare sulla mia persona e sul mio umile operato i segni di una benevolenza di Dio che mi conforta e incoraggia. Sebbene mi sia riuscito di visitare fisicamente soltanto poche parrocchie, del che fortemente mi rammarico, ho avuto comunque la felice opportunità di conoscere tanti volti e di stringere tante mani: da quelle venerande dei carissimi confratelli nel sacerdozio, dei diaconi e dei religiosi e religiose a quelle non meno rispettabili degli anziani, dei fratelli e sorelle del nostro laicato impegnato nella corresponsabilità del servizio, come anche le mani degli operai delle fabbriche che ho avuto l’occasione di visitare, delle donne e degli uomini delle Istituzioni locali o di quelli impegnati nel mondo della cultura e della formazione, senza dire dei tanti giovani, ragazzi e fanciulli incontrati. Ho gioito di poter incrociare il mio sguardo con quello luminoso di speranza dei nostri seminaristi, di osservare con grata ammirazione tante giovani coppie di sposi, con i loro bambini spesso portati in braccio. Soprattutto grande motivo di speranza è stato per me aver potuto leggere nella stragrande maggioranza del Clero e dei Laici pastoralmente impegnati di questa Arcidiocesi i segnali evidenti di una voglia cordiale e santamente motivata di dare nuovo impulso alla loro abituale collaborazione alla missione della Chiesa.
Tutto questo ha fortemente contribuito a che io mi fidassi ancora una volta di Dio nostro Padre: a che mi affidassi fiduciosamente alle mani e al cuore di Cristo Buon Pastore per dispormi ad assumere serenamente la guida pastorale dell’Arcidiocesi di Monreale, con la sola ferma intenzione di mettermi in coerente e sapiente continuità con quanto lo Spirito del Signore ha già operato in essa mediante i suoi servi migliori.Con questi sentimenti tutti saluto con gratitudine, stima e affetto, invocando, per l’intercessione della Madonna del Popolo, di San Castrense e di tutti i nostri Santi, la benedizione della santa Trinità su tutti Voi e sulla mia persona.

 +Salvatore Di Cristina Arcivescovo di Monreale

 

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