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GIUGNO SETTEMBRE 2004 Una
scelta carica di speranza
Formare i formatori
Nella
nota pastorale “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che
cambia” i Vescovi italiani affermano che “la parrocchia è un bene
prezioso per la vitalità dell’annunzio e della trasmissione del
Vangelo”.(ib. n 5) Essa infatti, pur tra le mutate situazioni, rimane il
“luogo dov’ è possibile comunicare e vivere il Vangelo dentro le
forme della vita quotidiana”(ib.n 5). Questo necessita il giusto
discernimento, frutto di “generosità apostolica e intelligenza
pastorale, volontà di partecipare a un processo che ci vede tutti
impegnati e la prudenza di misurare ogni cosa sulle situazioni locali”(ib.n
5). Ma non va dimenticato che per acquisire la capacità di discernimento
è indispensabile un cammino formativo di tutti coloro che operano in
parrocchia, a cominciare dagli stessi presbiteri, primi e insostituibili
“formatori dei formatori”, ai quali, innanzitutto, è richiesta una
formazione “ umana, spirituale, intellettuale e pastorale ” (Pastores
dabo vobis, 42) Sono parecchi i documenti del Magistero che insistono sul
valore primario della formazione. Già nel documento “La Chiesa italiana
dopo Loreto” (1985) i Vescovi affermavano: “La formazione dei laici
per impegni sempre più responsabili nella Chiesa e nel paese è un
preciso dovere della Chiesa nel nostro tempo”. E più recentemente in
“Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” si parla di un forte
impegno in ordine alla “qualità formativa”, in senso spirituale,
teologico, culturale e umano (cfr ib.n. 44). Responsabile di tale processo
formativo deve essere la stessa comunità cristiana che deve investire le
risorse migliori, il tempo maggiore e le energie più belle in questa
direzione nella piena convinzione che “più veniamo formati e più ci
rendiamo capaci di formare gli altri” (Christifideles laici, n. 63). Il
primo impegno di una comunità resta dunque “formare i formatori” cioè
curare quel gruppo di persone che, a poco a poco, assumeranno la
responsabilità di educare gli altri alla fede, a sentirsi Chiesa e,
soprattutto, ad essere presenti nel mondo da profeti. La formazione è un
processo globale che, giorno dopo giorno, plasma, educa l’uomo e lo fa
crescere in ogni ambito della sua esistenza cominciando dalla dimensione
umana per arrivare a quella religiosa, a quella socio-pastorale. La
persona diventa “adulta” quando è capace di essere responsabile di sè
e degli altri. Una parrocchia che opera in tale direzione diventa ricca di
operatori capaci di farsi carico delle esigenze del territorio in cui vive
(la territorialità rimane sempre una nota caratteristica della
parrocchia, ma la parrocchia non si identifica col territorio; come dice
Mons. S. Lanza, noto pastoralista, “non è il territorio che appartiene
alla parrocchia, ma la parrocchia al territorio”), ne coglie le istanze
e, con discernimento evangelico, da le risposte più adeguate. Ne verrà
fuori una comunità che vive la propria presenza di servizio attraverso la
ministerialità dei suoi figli, capace, inoltre, di creare nuove figure
ministeriali secondo le esigenze concrete della gente. Altro vantaggio sarà
che, misurandosi con le necessità reali del territorio, la parrocchia
verrà fuori dalla sua autosufficienza e, a livello ecclesiale, sarà
capace di mettersi “in rete” con le parrocchie vicine, a livello
extraecclesiale, di interloquire con gli altri soggetti sociali che
operano nello stesso territorio.Se vogliamo che le nostre parrocchie non
si limitino ad essere - per dirla con un’espressione oggi fin troppo
usata – “stazioni di servizio” per i bisogni religiosi degli
abitanti del quartiere, ma diventino davvero sale e fermento evangelico in
un mondo che cambia, è di vitale importanza investire nel campo della
formazione e proprio in questa direzione vuole continuare a camminare con
più impegno la nostra Chiesa diocesana.
Dagli Uffici Di di Curia Istituto di Scienze religiose Inserto di Approfondimento: Vita della Diocesi
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