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2002
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Editoriale del Direttore
di
don Antonino Dolce
“Comunicare
il Vangelo in un mondo che cambia” è il titolo degli Orientamenti
Pastorali che accompagneranno il cammino della Chiesa italiana per il
primo decennio degli anni duemila. Il
documento accoglie l’eredità del Giubileo, ripartire da Gesù,
“Parola di Dio fatta carne”
e si colloca in continuità con il Vaticano II, con il Magistero di
Giovanni Paolo II, con il progetto pastorale della CEI nell’ ultimo
trentennio: “Evangelizzazione e…”
Nella lettura, traspare immediata la nota della gioia e della speranza,
il testo risulta incoraggiante e nel discernimento dell’ “oggi
di Dio”
sa cogliere i “semi del Verbo”
presenti nella nostra cultura : desiderio di autenticità e di prossimità,
anelito verso il trascendente, sensibilità per la salvaguardia del
creato; la comunicazione sociale viene come “bene”
che appartiene a
tutti e prezioso canale per
l’annunzio del Vangelo. Ma c’è anche molto realismo. Non
vengono trascurati
“i rischi e i problemi che… riguardo al compito della
trasmissione delle fede”
si riscontrano nel nostro paese: cresce il numero di persone che si
dicono “senza religione” o
che, pur facendo riferimento a Cristo, escludono la Chiesa; cristiani
che si convertono ad altre religioni; l’ analfabetismo religioso delle
giovani generazioni, la diffusa mentalità antievangelica, l’eclisse
del senso morale, il diffondersi del relativismo e dell’indifferenza,
le nuove forme di idolatria. A tutto ciò va aggiunto il rifiuto della
“memoria storica” per cui diventa quasi impossibile trasmettere il
patrimonio cristiano che “è anche un patrimonio storico,
culturale, artistico comune a credenti e non credenti”.
Se non si è capaci di confrontarsi con il passato non si può “far
fronte alle sfide della globalizzazione” che se da un lato amplia gli
orizzonti, dall’altro porta ad un “appiattimento sul
presente”.
In questi Orientamenti Pastorali
c’è un’attenzione particolare per tutti: per“
coloro che si riuniscono con assiduità nell’eucaristia domenicale”
che i Vescovi chiamano, con una espressione da qualcuno non condivisa, “comunità
eucaristica” ,
per quei
battezzati che frequentano sporadicamente o vivono nell’indifferenza
religiosa, per coloro che hanno aderito ad altre religioni, per “ i non
battezzati che vivono nelle nostre terre”; infine,
l’orizzonte si apre sino alla missione ad gentes.
Le scelte pastorali indicate risultano coraggiose e sono
motivate da quella
“conversione pastorale” auspicata
a Palermo (1995) dal Convegno delle Chiese. Il documento
inizia con una introduzione in cui i Vescovi esprimono il proposito di
recare una parola di speranza ad un
mondo che ha smarrito la dimensione escatologica. L’ascolto
della Parola fatta
carne “apre
ad una conoscenza esperienziale e amorosa … che conduce alla speranza
e alla gioia” (n. 4) Dall’esperienza scaturisce la necessità
della condivisione. “Per
questo, - concludono i Pastori della Chiesa che è in Italia - compito
assolutamente primario per la Chiesa, in un mondo che cambia e cerca le
ragioni per gioire e sperare, sia e resti sempre la comunicazione della
fede, della vita in Cristo sotto la guida dello Spirito , della perla
preziosa del Vangelo” (n.4)
Il primo capitolo, facendo eco all’esortazione del Papa nella Novo
Millennio Ineunte, è un invito a fissare lo sguardo su Gesù
che il Padre ha inviato “in
una storia, che ha inizio con la creazione stessa dell’umanità”.
Il secondo capitolo
presenta la Chiesa a servizio della missione di Cristo e indica “alcune
decisioni di
fondo capaci di qualificare il cammino ecclesiale” nel
prossimo decennio (n.44):
dare alla vita quotidiana della Chiesa una chiara connotazione
missionaria;
mettere in atto un forte impegno in ordine alla formazione
spirituale,teologica, culturale, umana; favorire una più efficace comunicazione
del mistero del Dio vivo e vero, fonte di gioia e di speranza per
l’intera umanità.
Queste decisioni di fondo sono gli obiettivi che la Chiesa italiana deve
cercare di raggiungere nel decennio appena iniziato. Ma ci sono anche
dei passi
da compiere e
il documento ce li indica al n.67:
impegno per la pastorale della santità;
comunicazione del Vangelo;
rinnovamento della vita delle nostre parrocchie attraverso la centralità
della domenica, il primato
della Parola e la vita liturgica;
percorrere le vie della comunione; l’impegno dei fedeli laici alla
testimonianza evangelica per la costruzione della città terrena.
Gli O.P. non sono solo da studiare, ma soprattutto da realizzare. Se
talvolta gli altri piani pastorali restavano più sul teorico, qui
vengono date delle indicazioni pratiche.
Infatti, come appendice, il documento riporta alcune indicazioni
per un’ “agenda pastorale” del prossimo decennio:studio dei
documenti del Vat.II
(bussola di orientamento nel terzo millennio);mettere in evidenza
la virtù della speranza cogliendone l’originalità e la ricchezza
teologica e individuando scelte che rendano la Chiesa serva della
speranza; comunicare il Vangelo attraverso
nuovi canali; “vigorosa
scelta formativa dei cristiani” sfruttando le occasioni
che la tradizione pastorale ci offre e creandone di
nuove;esigenze della missione:
compiere una paziente e coraggiosa revisione di tutto il tessuto
pastorale delle nostre comunità dal punto di vista missionario; ciò
significa una vera conversione pastorale.
Infine, mentre per l’anno 2001/02 si suggeriva di farne un
tempo di studio e di
discernimento comunitario per l’applicazione degli
orientamenti, per il 2202/03 si suggerisce la creazione di un
“evento ecclesiale” che favorisca largamente il
coinvolgimento delle nostre comunità nei propositi espressi
dal Papa nella N.MI e dai Vescovi.
Non potrebbe questo evento essere la “missione” di cui parla Mons.
Arcivescovo nelle Linee pastorali per il triennio 2000/03
quando dice che bisogna “uscire
per le strade e lungo le siepi”? (cfr Pio Vigo Scelti
e immacolati al suo cospetto, n. 3 )
Dopo essere stati impegnati nel Pensare alla festa,e
nell’ Allestire la cena, bisogna
passare a
Rivolgere l’invito a tutti ! Speriamo che questi
Orientamenti Pastorali siano accolti dalla nostra Chiesa
diocesana, la
spingano a “prendere
il largo”
per “andare
al nuovo con fiducia, con coraggio, con dedizione”; servano
a raggiungere chi è senza speranza, chi si è allontanato, chi si sente
incompreso; siano valido aiuto a scoprire i tanti doni che lo Spirito ha
dato per il bene comune, a far nascere la passione evangelica e ad
accogliere l’aiuto di quanti intendono lavorare per il regno dei
cieli. (cfr
ib. n.3)
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