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GIUGNO
AGOSTO
2002

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  Editoriale del Direttore

di don Antonino Dolce

“Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia” è il titolo degli Orientamenti Pastorali che accompagneranno il cammino della Chiesa italiana per il primo decennio degli anni duemila. Il documento accoglie l’eredità del Giubileo, ripartire da Gesù, “Parola di Dio fatta carne” e si colloca in continuità con il Vaticano II, con il Magistero di Giovanni Paolo II, con il progetto pastorale della CEI nell’ ultimo trentennio: “Evangelizzazione e…” 
Nella lettura, traspare immediata la nota della gioia e della speranza, il testo risulta incoraggiante e nel discernimento dell’ “
oggi di Dio” sa cogliere i “semi del Verbo” presenti nella nostra cultura : desiderio di autenticità e di prossimità, anelito verso il trascendente, sensibilità per la salvaguardia del creato; la comunicazione sociale viene come “bene” che appartiene a  tutti e prezioso canale per  l’annunzio del Vangelo. Ma c’è anche molto realismo. Non vengono trascurati  i rischi e i problemi che… riguardo al compito della trasmissione delle fede” si riscontrano nel nostro paese: cresce il numero di persone che si dicono “senza religione” o che, pur facendo riferimento a Cristo, escludono la Chiesa; cristiani che si convertono ad altre religioni; l’ analfabetismo religioso delle giovani generazioni, la diffusa mentalità antievangelica, l’eclisse del senso morale, il diffondersi del relativismo e dell’indifferenza, le nuove forme di idolatria. A tutto ciò va aggiunto il rifiuto della “memoria storica” per cui diventa quasi impossibile trasmettere il patrimonio cristiano che “è anche un patrimonio storico, culturale, artistico comune a credenti e non credenti”. Se non si è capaci di confrontarsi con il passato non si può “far fronte alle sfide della globalizzazione” che se da un lato amplia gli orizzonti, dall’altro porta ad un “appiattimento sul presente”.
In questi Orientamenti Pastorali  c’è un’attenzione particolare per tutti: per
“ coloro che si riuniscono con assiduità nell’eucaristia domenicale” che i Vescovi chiamano, con una espressione da qualcuno non condivisa, “comunità eucaristica” ,  per  quei battezzati che frequentano sporadicamente o vivono nell’indifferenza religiosa, per coloro che hanno aderito ad altre religioni, per “ i  non battezzati che vivono nelle nostre terre”; infine, l’orizzonte si apre sino alla missione ad gentes.  
Le scelte pastorali indicate risultano coraggiose e sono  motivate da quella 
“conversione pastorale” auspicata a Palermo (1995) dal Convegno delle Chiese.
Il documento inizia con una introduzione in cui i Vescovi esprimono il proposito di recare una parola di speranza ad un  mondo che ha smarrito la dimensione escatologica. L’ascolto della Parola  fatta carne “apre ad una conoscenza esperienziale e amorosa … che conduce alla speranza e alla gioia” (n. 4) Dall’esperienza scaturisce la necessità della condivisione. “Per questo, - concludono i Pastori della Chiesa che è in Italia - compito assolutamente primario per la Chiesa, in un mondo che cambia e cerca le ragioni per gioire e sperare, sia e resti sempre la comunicazione della fede, della vita in Cristo sotto la guida dello Spirito , della perla preziosa del Vangelo” (n.4) 
Il primo capitolo, facendo eco all’esortazione del Papa nella Novo Millennio Ineunte, è un invito a fissare lo sguardo su Gesù  che il Padre ha inviato “in una storia, che ha inizio con la creazione stessa dell’umanità”. 
Il secondo capitolo  presenta la Chiesa a servizio della missione di Cristo e indica “alcune decisioni di fondo capaci di qualificare il cammino ecclesiale” nel prossimo decennio (n.44):  
dare alla vita quotidiana della Chiesa una chiara connotazione missionaria; 
mettere in atto un forte impegno in ordine alla formazione spirituale,teologica, culturale, umana; favorire una più efficace comunicazione del mistero del Dio vivo e vero, fonte di gioia e di speranza per l’intera umanità. 
Queste decisioni di fondo sono gli obiettivi che la Chiesa italiana deve cercare di raggiungere nel decennio appena iniziato. Ma ci sono anche dei passi da compiere  e il documento ce li indica al n.67
impegno per la pastorale della santità; 
comunicazione del Vangelo; 
rinnovamento della vita delle nostre parrocchie attraverso la centralità della domenica, il primato  della Parola e la vita liturgica; 
percorrere le vie della comunione; l’impegno dei fedeli laici alla testimonianza evangelica per la costruzione della città terrena. 
Gli O.P. non sono solo da studiare, ma soprattutto da realizzare. Se talvolta gli altri piani pastorali restavano più sul teorico, qui vengono date delle indicazioni pratiche. 
Infatti, come appendice, il documento riporta alcune indicazioni per un’ “agenda pastorale” del prossimo decennio:studio dei documenti del Vat.II  (bussola di orientamento nel terzo millennio);mettere in evidenza la virtù della speranza cogliendone l’originalità e la ricchezza teologica e individuando scelte che rendano la Chiesa serva della speranza; comunicare il Vangelo attraverso  nuovi canali; “vigorosa scelta formativa dei cristiani” sfruttando le occasioni  che la tradizione pastorale ci offre e creandone di nuove;esigenze della missione: compiere una paziente e coraggiosa revisione di tutto il tessuto pastorale delle nostre comunità dal punto di vista missionario; ciò significa una vera conversione pastorale. 
Infine, mentre per l’anno 2001/02 si suggeriva di farne un tempo di studio e di  discernimento comunitario per l’applicazione degli orientamenti, per il 2202/03 si suggerisce la creazione di un “evento ecclesiale” che favorisca largamente il coinvolgimento delle nostre comunità nei propositi espressi  dal Papa nella N.MI e dai Vescovi. 
Non potrebbe questo evento essere la “missione” di cui parla Mons. Arcivescovo nelle Linee pastorali per il triennio 2000/03  quando dice che bisogna “uscire per le strade e lungo le siepi”? (cfr Pio Vigo Scelti e immacolati al suo cospetto, n. 3 )  
Dopo essere stati impegnati nel Pensare alla festa,e nell’ Allestire la cena, bisogna passare a  Rivolgere l’invito a tutti ! Speriamo che questi  Orientamenti Pastorali siano accolti dalla nostra Chiesa diocesana,  la spingano a “prendere il largo”  per  andare  al nuovo con fiducia, con coraggio, con dedizione”; servano a raggiungere chi è senza speranza, chi si è allontanato, chi si sente incompreso; siano valido aiuto a scoprire i tanti doni che lo Spirito ha dato per il bene comune, a far nascere la passione evangelica e ad accogliere l’aiuto di quanti intendono lavorare per il regno dei cieli.
(cfr ib. n.3)